Casa Nemorense

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domenica, dicembre 03, 2006

Nel nome dell'odio

L’odio.
Una semplice parola che contiene però un concetto complesso. E snobbato pressoché da tutti.
L’odio è considerato come una brutta cosa, come dice la tredicenne cerebrolesa che scrive sul suo caro diario “odio: cioè, che brutta parola!”. Lo dice anche l’affermato professore universitario, che lo riduce a una categoria dicotomica di nemico, contrapposta a quella di amico, intendendo che l’odio è il modo più primitivo che ha l’uomo di rapportarsi col mondo. Anche l’affermato professore universitario, di cui non vorrei dire qui il nome (vi do un indizio: è pelato, è padano e si è vantato di aver invitato a cena Napoleone Buonaparte), considera l’odio come un sentimento negativo o, quantomeno, poco evoluto.
Penso che l’odio sia senz’altro un sentimento atavico, ma è tutt’altro che semplice, non si può definirlo semplicemente come un animalesco modo in cui l’uomo categorizza il mondo che lo circonda.
Innanzitutto, l’odio, non è altro che l’altra faccia dell’amore.
Pensate a quei ragazzini alle elementari, lui maschietto, lei femminuccia, che non fanno altro che prendersi a botte e farsi dispetti durante tutto il tempo. La spiegazione, in questi casi, è quasi sempre la stessa: si piacciono. Un classico. In questo caso, quando i due non sono ancora abbastanza maturi da poter ammettere con sé stessi che provano qualcosa per l’altro, si comportano ostentando in tutti i modi che lo odiano a morte, anche se in realtà provano altro.
Io alle elementari stavo sempre a litigare con una ragazzina. Finite le elementari ci siamo persi di vista, ci siamo incontrati di nuovo al liceo e, udite udite, mi ha anche confessato che alle elementari aveva una cottarella per me.
Ma non mi voglio fermare qui.
L’odio è un sentimento complesso e affascinante e, spesso, anche utile.
Pensate a irtimiD. Quest’uomo è chiaramente un pesce fuor d’acqua qui a psicologia e non fa altro che ripeterci in continuazione che la sua sovrumana e critica intelligenza è sprecata qui a psicologia e minaccia in continuazione di piantarci in asso e di andarsene a economia, a lettere e filosofia o in un altro dei tanti posti dove potrà studiare la disciplina per la quale prova interesse, perlomeno negli ultimi tempi.
La domanda che amici, nemici, conoscenti o lettori di questo post si pongono è la stessa:
PERCHE’ CAZZO NON TE NE SEI ANCORA ANDATO DA QUESTA FACOLTA’?
Due semplici motivi, che rispecchiano lo schema amico-nemico del prof che ho menzionato prima.
Il primo motivo per cui sta ancora qui sono le ragazze.
L’altro motivo è appunto l’odio per il professore già citato. Guarda caso, le uniche lezioni per le quali irtimiD si è degnato di dedicare un po’ di tempo, sono proprio quelle di questo professore e nessuno sa con certezza la quantità di tempo che il nostro amico ha dedicato al professore, spedendogli resoconti senza committenza, e-mail di interventi, e-mail di insulti, virus, minacce di morte, pacchi bomba, teste di cavallo, assassini a noleggio, torte erotiche a forma di culo per il coming-out, lamette per la pelata e spogliarellisti omosessuali. Fatto sta che irtimiD ha dedicato a quest’uomo più tempo di quanto abbia dedicato per lo studio di tutti gli altri esami che ha dato fin’ora.
Odiare, significa dare importanza all’oggetto che si odia, significa legittimarlo, dire che ha delle qualità per le quali vale la pena odiarlo.
Nel caso di irtimiD, il professore ha qualcosa che ritiene che giustifichi l’odio di lui, magari l’esperienza, l’intelligenza o forse il professore ha le stesse qualità di irtimiD (o magari irtimiD ritiene di essere addirittura migliore di lui), ma ha una laurea che gli permette di avere più soldi e più potere di lui.
L’odio è a volte l’unico sentimento col quale le persone riescono a tirare avanti, nel bene o nel male. Pensate a Dante.
Un toscanaccio fiorentino di prim’ordine cacciato dalla propria città.
Questo tizio, incazzato nero come una iena, decide di convogliare tutta la sua profonda incazzatura contro il mondo dei suoi tempi in un grande poema come la “Divina Commedia”. Certo, ci avrà rotto le palle al liceo con questa storia, ma resta comunque una grande opera. Se non avesse deciso di sfruttare in questo modo il suo odio l’avrebbe rivolto contro sé stesso, sarebbe crepato di ulcera, si sarebbe dato al bere fino alla cirrosi o chissà, magari avrebbe rivolto l’odio contro qualcun’altro, forse ora non sarebbe più famoso com’è perché a trentacinque anni, invece di comporre la sua grande opera, è stato impiccato per essersi dato al brigantaggio o cose simili.
Idem per Beppe Grillo: invece di restare in casa ad abboffarsi di salatini con condimento di bile, ha deciso di andare in giro per l’Italia riversando la sua incazzatura, facendo ridere la gente e facendole capire il mondo in cui vive.
Non cerco di convincere la gente che è giusto il mio modo di pensare, non voglio che dopo aver letto questo post diventiate degli arrabbiati col mondo e vi comportiate di conseguenza. Primo, perché non ritengo di essere una persona sufficientemente carismatica da lanciare un nuovo stile di vita. Secondo, perché io stesso, quando avrò smesso di scrivere questa roba, riacquisterò le mie sembianze di studentello occhialuto, timido e fondamentalmente calmo e, chi mi conosce bene, sa che in un contesto diverso da questo, tipo a lezione, non mi mostro così incazzoso.
Il mio scopo è quello di far capire che secondo me, la gente dovrebbe smettere di rincorrere l’ideale di un mondo roseo fatto di persone gentili, buoni propositi, soavi sentimenti e caprette belanti.
Certo, ci sono anche contesti come quello che ho appena descritto, ma non ci sono solo quelli. Non ci sono solo i principi azzurri, ci sono anche i bastardi; non c’è solo l’amore, c’è anche l’odio.
Come dice Paolo Rossi “Che tu stia in piedi o seduto, prima o poi, uno stronzo lo incontri.”
E questo stronzo ci costringerà inevitabilmente ad affrontare l’odio, perchè lui proverà odio per noi oppure lui ci costringerà a odiarlo o perché quest’odio sarà reciproco.E se noi avremo imparato a convivere con l’odio, ad accettarlo e a utilizzarlo, l’inevitabile incontro con lo stronzo\a del momento, sarà un momento al quale saremo preparati e che riusciremo sfruttare in modo che risulti addirittura utile.

11 Comments:

  • Napoleone si chiamava BONAPARTE!
    'gnurant ;)

    By Blogger IrtimiD ;-), at 3:09 PM, dicembre 03, 2006  

  • Non è che la gente può incazzarsi perchè glielo dici tu.. più che altro si incazza per il fatto stesso che scrivi... ahaha

    By Anonymous Anonimo, at 3:19 PM, dicembre 03, 2006  

  • Gli storici francesi lo hanno sempre chiamato Bonaparte per convincerci che era francese...in realtà Buonaparte (così si chiamava veramente) proveniva da una famiglia italiana da almeno sette generazioni che si era trasferita in Corsica. E Napoleone Buonaparte è nato qualche mese prima che la Corsica passasse sotto lo la giurisdizione francese...quindi era italiano e io lo chiamo Buonaparte...fregato!

    By Blogger Tancredi, at 3:33 PM, dicembre 03, 2006  

  • Una correzione: il pelato professore non definisce l'odio come un'emozione negativa...

    Se qualcuno prova a dire "negativo" a lezione, infatti, viene Mangiato Vivo, come lo storico film di Umberto Lenzi (di cui fra l'altro consiglio la visione assieme a CANNIBAL FEROX...) che anticipa di ben 30 anni ciò che poi avrà luogo in quel di via dei Marsi.

    Le categorie Amico/Nemico, di per sè, non recano positività e negatività... Esistono nel modo di essere inconscio della mente per permettere ad una persona la sopravvivenza; in realtà l'odio non fa parte della dicotomia ma delle neoemozioni.

    By Anonymous Il faggiano di via dei marsi..., at 10:16 PM, dicembre 03, 2006  

  • azz...mi sa che me lo devo proprio leggere il suo libro...ma perchè mi sono perso proprio la lezione in cui ha parlato delle emozioni??

    By Blogger Tancredi, at 10:12 AM, dicembre 04, 2006  

  • l'odio fa parte delle neoemozioni? in che modo?

    By Blogger SANTO SUBITO, at 8:49 PM, dicembre 04, 2006  

  • eh?

    By Anonymous IrtimiD, at 8:50 AM, dicembre 05, 2006  

  • uh?? Ma siete pazzi o parlate sul serio!?

    By Anonymous Kekko, at 12:27 AM, dicembre 06, 2006  

  • entrambe le cose

    By Blogger IrtimiD ;-), at 1:00 AM, dicembre 07, 2006  

  • ho la sensazione che l'autore di questo post abbia sviluppato una strana forma di psicopatologia :la temutissima "blog addiction"

    By Anonymous massimo grasso, at 8:14 PM, dicembre 14, 2006  

  • Vero

    By Blogger Tancredi, at 8:38 AM, dicembre 15, 2006  

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