Casa Nemorense

Roma: servizi e attività. Guida ai servizi e alle imprese di Roma, mangiare, dormire divertirsi a roma

sabato, marzo 01, 2008

Paradigma indiziario: epilogo.

MacCarligan aveva riunito tutti gli indiziati in casa Lombard, nella sala degli ospiti.
Frances Donuts era inutile nelle indagini, oltre che nella vita e aveva preferito lasciarla a raccontare barzellette nella sua casa di piacere, non valeva la pena rivolgerle la parola di nuovo.
Le indagini di Fat erano state essenziali.
Aveva scoperto che un mese prima Lombard aveva pagato una polizza assicurativa alla Maroon e figli company, pagando un ingente somma per ricoprire le perdite in caso di furto di oggetti di valore. Nel contratto era esplicitato che gli oggetti di valore erano custoditi nella cassaforte della villa, una cassaforte che conteneva due preziosissime uova fabergè appartenute a una nobildonna russa di cui non ricordava il nome, una daga castigliana con l’elsa decorata in diamanti appartenuta a Carlo V, uno scrigno di smeraldi aztechi e un medaglione in oro e argento dalle Fiandre. E il libro, per l’appunto. Purtroppo, quando l’ispettore dell’agenzia aveva ispezionato la cassaforte, non aveva potuto controllare il libro, aveva verificato che i gioielli fossero autentici, ma non aveva fatto la stessa cosa col libro. Era stato accolto dalla governante, la quale gli aveva raccomandato di maneggiare il meno possibile il tomo, dato che era antico e molto usurato e il signor Lombard lo tirava fuori dal suo involucro una volta ogni quattro mesi, in modo da farvi prendere aria. L’ispettore aveva quindi scritto che il suo controllo si era limitato a constatare la presenza del libro, chiuso con cura all’interno di un contenitore di plastica trasparente che lo proteggeva dalla polvere.
MacCarligan aveva chiesto a suo tempo di cosa parlasse quel libro tanto speciale, ma Lombard aveva un modo tutto suo di presentare un argomento, una maniera così diabolicamente raffinata nel girare attorno a una domanda e nell’usare a sproposito termini dotti e accademici, che dopo tre minuti che parlava ininterrottamente, ancora non era riuscito nemmeno a far capire di cosa parlava il libro e l’ispettore, insieme a tutti i poliziotti del commissariato, avevano rinunciato a capirlo.
Si trovava davanti alla tavola da pranzo, lui da una parte e tutti gli indiziati della casa dall’altra: John Peter Lombard, Nadia Battist e Luis Lion.
Signori esordì Cardigan ho scoperto che fine ha fatto il libro!
Lombard era davvero stupito, iniziò a ringraziarlo. Oh, non sa quanto mi fa felice! Ho acquistato quel tomo in un antiquario a Parigi. Loro lo davano via per qualche centinaio di franchi, ma non sapevano di venderlo per una miseria! Se solo avessero potuto apprezzare le raffinatissime citazioni di Demostene da Cirene al suo interno avrebbero capito che errore stavano facendo, lei non può capire quanto…
La faccia finita! Sappiamo quanto è prezioso per lei quel libro!
MacCarligan aveva ancora i postumi della vodka della sera prima e sentiva la danza dei cosacchi rimbombare nelle sue tempie. Il suo amico contrabbandiere Gianni Montesarchio ci sapeva fare quando si trattava di fornire alcolici come si deve, ma erano così buoni che aveva alzato troppo il gomito. Sentire parlare Lombard non avrebbe di certo aiutato a levargli quel terribile mal di testa.
Ho scoperto che il ladro ha nascosto la refurtiva all’interno della villa. Il colpo è avvenuto dall’interno, non dall’esterno.
Tutti rimasero spiazzati e iniziarono a mostrarsi nervosi.
Non è possibile! Disse Lombard La mia servitù è stata scelta con cura!
Bhe, forse non con tanta cura, sa che qualcuno in casa fa il doppio lavoro? E che il secondo lavoro non è qualcosa di perfettamente legale?

Lombard rimase di stucco, Lion iniziò a farsela nei pantaloni. MacCarligan si era riferito chiaramente a lui.
Ho già ordinato ai miei poliziotti di perquisire la casa, abbiamo un mandato e troveremo il libro.
I poliziotti entrarono di lì a poco.
Ora vorrei spiegare come sono andate le cose iniziò a parlare Cardigan Non esiste nessun libro dal valore inestimabile!
Lombard stava per reagire indignato, ma lo zittì.
Tutta questa faccenda del libro continuò Carligan è stata inventata per intascare i soldi dell’assicurazione! Lei nella cassaforte aveva dei tesori inestimabili e un libro dall’aspetto molto rovinato, magari così vecchio da sembrare un tomo antico, ma non lo era. Era solo un vecchio libro, col quale avete ingannato l'ispettore perchè tanto, è un povero ispettore, mica il dottor Morelli! Aveva detto che era troppo prezioso e fragile per poter essere analizzato dall’ispettore dell’ufficio assicurativo, questi l’ha preso in parola, perché se quel libro si trovava insieme a tutti quei gioielli, l’ispettore avrà concluso che anch’esso doveva avere un valore inestimabile no?
E ha quindi fatto credere che esistesse veramente un libro antico di grande valore nella sua cassaforte. Lei era complice della sua fedele governante Nadia, avete ordito insieme questo complotto: avreste entrambi sostenuto la tesi del furto, lei era un uomo troppo per bene per potersi sporcare le mani con un simile furto e Nadia, sembra essere troppo stupida per commettere un crimine così ben architettato, ma in realtà finge. Avevate bisogno di una terza persona. Una persona da incolpare. Luis Lion ogni venerdì sera esce furtivamente di casa per andare alla sua bisca. Chi gli avrebbe impedito di fare una visitina alla cassaforte e prendere qualcosa? Gli smeraldi aztechi, le daghe decorate, le uova fabergè e i medaglioni delle Fiandre danno troppo nell’occhio e ci vuole tanto per trovare un ricettatore come si deve che te le piazza in fretta e a un buon prezzo. Meglio rubare un tomo antico no? Avreste incolpato lui e lui non avrebbe avuto un buon alibi, perché nessuno ammetterebbe di averlo visto a una bisca clandestina, perché ammetterebbe implicitamente di esserci stato e di aver fatto qualcosa contro la legge.
Ma Luis vi ha fregati: quel giorno se n’è andato al bordello di Frances Donuts, cosa che tutti sono disposti a testimoniare, non vorrei chiamare qui Frances Donuts con la sua parlata insopportabile, ma vi assicuro che quella mi darebbe la conferma.
Voi avete lasciato la colla e le forbici coi quali ha fabbricato il messaggio anonimo nel quale avvisava di aver rubato la refurtiva e con quelle prove l’avreste incastrato. Ma ho appena detto che lui non può averlo rubato e quindi, la colpa del reato, in caso trovassi le forbici, la carta e la colla, ricadrebbero su di voi.
Foschin arrivò con un tempismo eccezionale, entrando nella sala e sventolando trionfante le forbici e l’occorrente per il collage del messaggio anonimo.
Sono impressionato fece Lombard Ma perchè avrei dovuto fare tutto questo?
Ah certo
rispose MacCarligan Lei è un uomo ricco e un avvocato affermato. Ma non basta, i soldi e il potere non le bastano più. Voleva un riconoscimento intellettuale, non avere solo un sacco di ricchezze. Uno che la vede così ricco e potente si sarebbe chiesto come mai ci è diventato e non l’avrebbe capito perché, a parte quel naso enorme, lei non ha niente di particolare. Voleva essere conosciuto anche come un intellettuale, cosa che non è successa, perché il mio collega Max Fat ha scoperto che le più prestigiose case editrici del paese rifiutano ogni anno (e fanno bene) le sue noiosissime monografie sulla frenologia d’oltreoceano. Ma se il paese avesse scoperto che lei è stato derubato di un’opera a suo dire così importante, il mondo avrebbe pensato che lei non è solo un uomo con un grandissimo naso e una barca di quattrini. Avrebbero saputo che lei aveva un’opera letteraria così importante che la possedeva in una cassaforte insieme ai suoi più preziosi gioielli, gioielli che sono stati snobbati dal ladro, che era interessato solo a quell’inestimabile manoscritto. Un manoscritto che lei continua a ripetere di aver comprato per pochi franchi, dimostrandosi un uomo di grande intuito e cultura, perché ha preso un’opera di enorme valore per pochi spiccioli. E se il mondo avesse saputo che lei era stato così abile nello scoprire una grande opera, sarebbe diventato famoso anche come intellettuale. Lei avrebbe continuato a piangere per la perdita di quella grande opera e le case editrici, non si sarebbero più rifiutate di pubblicare i suoi pallosissimi libri, non avrebbero più chiuso la porta in faccia di fronte a un uomo così famoso, colto e che aveva sofferto tanto. E ora che ho finito spiegarle perché lei colpevole, la dichiaro in arresto, a lei e alla sua complice.
Mettetegli le manette, lo voglio in prigione. A lui e al suo naso!

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domenica, gennaio 27, 2008

Paradigma indiziario: parte quarta.

Il bordello di Frances Donuts usava come copertura una scuola di ballo. Appena entrato, vide una fila di ballerine che faceva esercizi di allungamento per il balletto russo. Uno sguardo inesperto poteva scambiarle per ballerine vere. Ma quelle non avevano l’aspetto da ballerine anoressiche del bolshoi, né la loro grazia e l’insegnante, sedicente nativa di Leningrado, era poco più russa delle cascate del Niagara.
Vorrei il corpo da ballo disse a quella, usando la parola d’ordine di Lion.
Bene mi segua fece quella, continuando a fingere un accento russo che non avrebbe convinto neanche un ritardato mentale.
Il bordello di Frances Donuts si trovava al piano di sopra, una mezza dozzina di dischi con basi di balletti famosi girava per coprire le grida dei clienti e delle addette ai lavori, grida che non si sentono spesso al Royal Ballett. Camminando per quei corridoi pieni di lussuria, Carligan si riempì le narici di almeno una decina di profumi di donna diversi.
I corridoi erano pieni di risate, la maggior parte delle quali proveniva dalla sala centrale. La risata più sguaiata e da oca del bordello era quella di Frances Donuts. Lei era sulle ginocchia di un cliente, era la matrona che gestiva il bordello, ma ogni tanto si degnava di svolgere le funzioni di accoglienza verso qualche cliente che pagava bene e al quale piacevano le tardone.
Era lì, a fare la scema col cliente e a raccontare barzellette. Diceva anche tante altre cose, ma aveva una parlata così veloce e incomprensibile che le poche cose che la gente capiva detta da lei erano le barzellette, non per intero e le sue frasi più tipiche, che ripeteva in continuazione: star meglio insieme e ridere è una cosa seria.
Era una donna che aveva ormai abbondantemente superato i cinquanta, ma che faceva di tutto per nasconderlo, indubbiamente da giovane era stata un gran bel pezzo di donna, ma ormai era buona solo per il brodo di vecchia gallina. Non solo era vecchia, ma era anche una donna insopportabile e, cosa veramente grave per una donna, credeva di essere simpatica anche se aveva il senso dell’umorismo di una stufa a carbone. Tutti gli avventori sopra i cinquanta si erano fatti un giro con lei, lei pensava di piacere tanto perché raccontava bene le barzellette, ma in realtà volevano farsela e basta.
Anche MacCarligan cinque anni prima se l’era fatto un giro con lei, ma per fortuna, dopo averlo fatto e prima che lei iniziasse a raccontare una delle sue stupide e incomprensibili barzellette, le aveva detto le cinque parole che ogni uomo dovrebbe dire a una donna del genere dopo l’amplesso: preparami un bourbon e sparisci!
Aspettò che Frances sbrigasse i doveri di casa e le chiese di parlarle.
Luis Lion, questa volta era stato di parola, era venuto al bordello, aveva fatto quello che si faceva in un bordello ed era stato trattenuto per un’ora, dopodichè si era sbronzato ed era rimasto a dormire lì fino al mattino dopo, quando il misfatto era ormai stato già compiuto in casa Lombard.
Fu un’impresa seguire il discorso biascicato dalle frasi frenetiche e incomprensibili di quella vecchia battona, ma alla fine era riuscito ad avere le informazioni che gli servivano.
A fine conversazione, era arrivato il momento che più temeva. Frances cominciò: allora ci stanno un inglese, un tedesco e un italiano al ristorante…
Finisci di raccontare quella barzelletta e giuro che ti denuncio alla buoncostume!
La zittì appena in tempo MacCarligan.
Non aveva intenzione di sorbirsi una di quelle terribili barzellette, non dopo essere venuto fin là per ottenere un buco nell’acqua. Lion era pulito, se si escludeva il gioco d’azzardo, l’aver frequentato un bordello e aver bevuto alcolici illegali e a MacCarligan queste cose non interessavano.
Qualcuno gli bussò sulla spalla.
Fat.
Aveva indosso il solito cappotto di cammello ed aveva un sorriso da ottanta denti in bocca. Forse era lì per incastrare qualche pezzo grosso, forse si era concesso un meritato riposo, fatto sta che era lì. E aveva materiale interessante per lui.
Continua….

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sabato, gennaio 05, 2008

Paradigma indiziario. Parte terza.

La merceria Josephine non era un’ottima copertura per attività illegali, il luogo era pieno di poliziotti. Fortunatamente, ai poliziotti era stato offerto un giro gratis di fishes e una buona parte della clientela era composta proprio da loro, che dopo il primo giro si giocavano metà della paga, perdendo. MacCarligan aveva anche la fama di tipo dalle larghe vedute, quindi non attirò su di sé le occhiatacce solitamente riservate ai piedipiatti. Il primo membro del personale che incontrò era un uomo tarchiato, sulla trentina, indaffarato al tappetino della roulette.
Era calvo, con qualche capello ancora ospitato sulla testa, con una faccia ovale e grassoccia, la camicia bianca con pacche di sudore, un mezzo cappellino con la visiera abbassata e le maniche tirate su che mostravano due braccia pelose e un mozzicone di sigaro puzzolente in bocca. Gli avventori si riferivano a lui chiamandolo Lauriol.
Si trovava nel suo elemento, su quel tavolo da bisca clandestina e ci sguazzava allegramente e con disinvoltura. MacCarligan gli si avvicinò, infilandosi fra gli altri giocatori.
Ho bisogno di parlarle.
Dammi del tu, mi chiamo Marcus.
Bene Marcus, sai dirmi dove si trova Luis Lion? Mi hanno detto che lavora qui.
Oggi si occupa del black jack, sta al tavolo sei.
Grazie.
E lasciò quell’allegro biscazziere ai suoi giochi di probabilità (anche se erano giochi probabilmente truccati).
Luis Lion era al tavolo sei, per l’appunto, circondato da donne non più giovani ma che si atteggiavano come tali, sbarbatelli pronti a perdere i loro soldi e vecchi ubriaconi.
Lion forse aveva la stessa età di Lauriol, ma aveva un aspetto più giovanile.
Era uno spilungone dalla pelle olivastra, aveva una testa con un’ampia fronte senza capelli e anche lui aveva un sigaro, solo che era cominciato da poco. Sembrava tutto, meno che un uomo che come lavoro ufficiale faceva il maggiordomo.
Distribuiva le carte con velocità e stile impeccabile e il suo sorriso levantino era la gioia delle vecchie signore che lo guardavano estasiate.
MacCarligan decise di aspettare sorseggiando un’acquetta sporca che la cameriera aveva spacciato come Cosmopolitan. Per fortuna, i giocatori gli diedero una tregua, ci fu un momento in cui si aprì un varco fra gli scommettitori e vi si infilò.
Mostrò sbrigativamente il distintivo e gli disse che doveva parlargli.
Lion rimase un po’ spiazzato, ma continuò a condurre il gioco per altri cinque minuti, fino a quando non fece venire un altro croupier che gli diede il cambio.
Gli era sembrato un poco pensoso durante quei cinque minuti, Carligan si era messo in bella vista all’altezza del bancone, lì il posto era meno chiassoso e sarebbe stato più facile parlargli e mentre attendeva il suo arrivo lo aveva osservato con attenzione.
Lion arrivò, ostentando uno sguardo amichevole e collaborativo.
Avrebbe dovuto essere delicato e metterlo a suo agio. Ma non era il suo forte mettere a suo agio le persone.
Il signor Lombard per il quale lei lavora è stato derubato. Dov’era lei la sera di una settimana fa?
Ero qui, come ogni sera di venerdì, Nadia sa della cosa, ma l’avevo pagata per non spifferarlo in giro o rischio di perdere il lavoro a villa Lombard.
Non è vero
disse Cardigan
Cosa?
Stiamo parlando di venerdì 17 e questo è un rifugio di scommettitori superstiziosi. Una bisca clandestina di venerdì 17 fa meno soldi, perché quasi nessuno crede di potersi affidare alla fortuna in un giorno simile. Se la bisca aprisse dovrebbe corrompere un sacco di poliziotti per ospitare una decina di clienti e non ne varrebbe la pena.
Lion non rispose per contraddirlo. Ci aveva preso.
Dov’era la sera di venerdì 17? Lo incalzò.
Non glielo posso dire.
La faccio arrestare.
E come?
Disse Lion beffardo dovrà ammettere di essere venuto a trovarmi in una bisca clandestina e dovrà dire anche che ci ha trovato metà dei poliziotti del distretto! Farebbe scoppiare uno scandalo!
Ah ma io farei molto di meno
. Disse Cardigan. Direi semplicemente agli scommettitori che il croupier di black jack bara!
Come?
Disse Lion sbigottito.
Ci troviamo in un seminterrato, pieno di fumo da sigarette e mal areato, con un caldo pazzesco. Tutti quanti stanno morendo di caldo qui e lei è l’unico che continua a lavorare con giacca e camicia, senza nemmeno aver ripiegato le maniche.
E allora?
Fece l’altro nascondendo la paura.
E allora lei ha il classico asso nella manica della camicia. Vogliamo controllare? Se vuole avverto tutti gli altri avventori e la costringo a mostrare cos’ha nella camicia.
No, no! Ha vinto!
Bene
fece Cardigan soddisfatto dov’era la notte del 17 venerdì?
Ero al bordello di Frances Donuts.
Continua….

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martedì, dicembre 18, 2007

Paradigma indiziario: puntata seconda.

MacCarligan avrebbe preferito andarsene a casa sua a sollazzarsi con le due amiche straniere che lo aspettavano pronte per lui. Le due amiche si chiamavano vodka e tequila, roba la quale i federali gli avrebbero potuto far passare guai, ma valeva la pena correre il rischio per loro, il loro sapore era ancora più buono da quando avevano vietato gli alcolici. E poi, erano un regalo del suo spacciatore preferito, un immigrato napoletano che stava nel giro e aveva roba buona. Ma purtroppo, avrebbe dovuto rimandare quel rendez-vous. Con cenno del capo chiamò il suo vice e andò ad aspettarlo nel suo ufficio.
Max Fat era un uomo sulla cinquantina, aveva sempre uno sguardo mite, inforcava un paio di occhiali e portava sempre addosso un cappotto di cammello e un cappello marrone, sembrava una persona squisita, pacata, occasionalmente timida. Ma sotto sotto era un gran figlio di puttana, non nel senso cattivo, ma nel senso che era uno che sapeva come funzionava la vita e come fregare il prossimo. E il fatto di avere quel faccino da simpatico angioletto tranquillo lo aiutava nel suo lavoro. Aveva alle sue spalle un curriculum di guardone invidiabile. Forse aveva cominciato per hobby, ma aveva evidentemente deciso di unire l’utile al dilettevole ed era diventato un investigatore privato, della peggior specie, un pedinatore eccezionale. Aveva anche qualche trascorso come paparazzo e se la passava bene economicamente, magari qualche foto che aveva scattato era parecchio scottante. Spesso entrava nel commissariato con la sua fedele Kodak ultimo modello e un paio di volte, era stato visto arrivare con un occhio nero, evidentemente era stato beccato.
Max era sempre felice quando si trattava di violare la privacy di qualcuno e cercava di nascondere l’impazienza con la sua tipica flemma, ma a MacCarligan, che lo conosceva bene, non sfuggiva niente. Gli spiegò il suo compito.
Fat doveva – con la dovuta discrezione – cercare di sapere quanto più possibile su Lombard e sul suo enorme nasone. Quest’ultimo non aveva detto che cosa fosse il manoscritto rubato, neanche quando MacCarligan glie l’aveva chiesto. Fat avrebbe dovuto cercare di capirci qualcosa di più e anche vedere scoprire qualcosa su di lui.
MacCarligan sarebbe invece andato nella villa di Lombard, a interrogarne gli inquilini.

La villa di Lombard era un qualcosa di estremamente sontuoso, aveva avvisato il proprietario che sarebbe andato a farvi un’ispezione, questi aveva detto che era occupato, ma che comunque avrebbe trovato la governante.
La governante, Nadia Battist, era una donna sulla quarantina, lo accolse con uno sguardo inebetito quando entrò nella casa, dicendo che era della polizia. L’espressione della governante era profonda e intelligente quanto un muro di mattoni, si stupì che riuscisse a parlare e non le colasse un rigagnolo di bava dalla bocca.
Lei è la governante di questa villa? Le chiese.
Sì. Rispose quella con voce atona.
Dov’era la notte del 17 ottobre?
Perché vuole saperlo?
Sono io che le faccio le domande! Dov’era?
Cosa vuole che le risponda?

MacCarligan già la voleva uccidere, non sapeva se ci era o ci faceva. Non vedeva segni di lobotomia. Ci faceva
Perché non vuole rispondermi? Forse potrebbe dirlo al mio amico Franklin. E prese il portafogli per tirare fuori un centone.
Non conosco nessun Franklin. Mi aveva detto che entrava solo lei.
Si era sbagliato, non stava facendo la furba, era proprio scema. Invece di darle il centone, le mise in mano un banconota da cinque dollari. Magari fra qualche minuto sarebbe riuscita a capire che la stava corrompendo per avere informazioni, ma non era detto e non era una buona idea buttare via cento dollari.
La donna prese in mano la banconota e la guardò stupita, come se le avesse dato in mano qualcosa di sconosciuto.
Ma Carligan credeva che prima o poi ci sarebbe arrivata, con tutte le mazzette che giravano in quel periodo alla fine avrebbe capito che la voleva corrompere, il contesto l’avrebbe aiutata.
Nel dubbio decise di ricorrere a domande chiuse.
Lei era in questa casa il 17 ottobre vero?
Sì. Rispose lei
Era sola vero?
Sì.
Lei lavora da sola in casa?
No.
E alla fine, doveva fare la domanda più difficile. Una domanda che avesse una risposta che consistesse in qualcosa di più che un sì o un no.
Chi le doveva fare compagnia quella notte? Come si chiama?
Luis Lion.

E c’era quella notte?
No.
MacCarligan esultò mentalmente, dato che riusciva a vedere una speranza. Ma gli sembrava troppo farle una domanda complessa. Meglio chiedere al diretto interessato.
Dove lo posso trovare?
Non glielo dico. Vorrei vedere il suo amico Franklin. E sul volto di lei apparve un’espressione che poteva dirsi intelligente. C’era arrivata finalmente, peccato che dovesse dire addio al centone. Le porse una banconota.
Lo può trovare questa sera alla Washington Avenue, nel seminterrato della merceria “Josephine”.
Grazie, arrivederci.
Disse MacCarligan soddisfatto.
Era straordinario, la donna alla fine era riuscita a mostrare uno sputo di intelligenza, forse si doveva essere pazienti per arrivare fino a quel momento. Ma non era proprio una scheggia: le aveva rifilato un’altra banconota da cinque dollari invece che da cento. Era il momento di fare due domandine a Luis Lion.
Continua...

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mercoledì, dicembre 05, 2007

Paradigma indiziario. I puntata

Era una giornata fredda e dall’aria frizzante degli anni '31, i grattacieli riflettevano i raggi di un pallido sole che illuminava New York. L’ispettore MacCarligan era comodamente sistemato sulla sedia, poggiando i piedi sulla scrivania del suo ufficio. Bussarono alla porta, entrò un uomo alto e snello, con indosso un'elegante giacca nera, un orologio da panciotto d'oro e un cappello grigio. Aveva una faccia simpatica, una barbetta grigia, si intravedeva sotto il capello un’ampia fronte con pochi capelli e aveva un grosso naso. Enorme. MacCarligan non si scompose e fece cenno con la mano perché si potesse sedere.
Mi chiamo John Peter Lombard…
MacCarligan lo fermò con un cenno della mano e continuò al suo posto.
…lavora alla Lincoln boulevard, in un ufficio legale, ha molta fretta è un uomo importante e molto impegnato, non gioca mai in borsa, crede di essere una persona che conta molto e ce l’ha piccolo!
L’uomo fece stupito.
Ma…come fa a sapere queste cose?
Paradigma indiziario. Oggi ha piovuto, e lei, a giudicare dalle impronte che ha lasciato per terra deve aver camminato, dato che ho visto una lieve traccia di fango in terra, è un uomo ricco a giudicare dai vestiti, ma non ha preso la macchina, che di questi tempi sarebbe la scelta migliore, dato che le strade sono piene di delinquenti, ma la Lincoln è una zona vicina e, siccome doveva aver fretta e non voleva perdere tempo, deve essere venuto a piedi. In quella zona ci sono solo baraccopoli, uffici legali e uffici di borsa. Siccome mi sembra una persona abbiente non credo che venisse dalla baraccopoli e, siccome è crollata la borsa da poco, non penso che provenga neanche dagli uffici di borsa. Lei è ricco perché non gioca in borsa perchè ultimamente Wall Street è crollata, non penso sarebbe ricco se avesse avuto il capriccio di investirci parecchio (e anche se prima le fosse piaciuto tanto, credo che a maggior ragione, ora non amerebbe più tanto la borsa). E per ultimo, crede di essere un uomo importante perché tiene tanto a dirmi nome, cognome e secondo nome, anche quando in una situazione simile basterebbe solo un buongiorno o, al massimo, nome e cognome.
E perchè chiese Lombard ce l'avrei piccolo?
Ho gli occhiali a raggi x! rispose l'ispettore.

Il commissariato era in subbuglio. L’avvocato aveva detto di essere disperato e che aveva perso un testo a lui carissimo. Aveva già promesso pubblicamente una ricompensa per chi glielo avrebbe riportato.
L’avvocato aveva portato un biglietto che gli avevano lasciato al posto del libro.
Era un semplice foglio bianco, con sopra incollate delle lettere ritagliate da una rivista di cucina, in modo da non permettere di riconoscere la scrittura. Il foglio era stato consegnato all’esperto grafologo factotum del commissariato, Roenal Foschin. Era un uomo mediamente alto, anonimo, pallido, quasi giallastro, con una capigliatura a caschetto e un pizzetto ben curato. Aveva sempre un’espressione depressa, qualcuno diceva che l’avesse mostrata anche il giorno del suo matrimonio, vestiva sempre in maniera elegante, ma nessuno sapeva che lo facesse a fare, dato che il suo sabato sera ideale lo passava in compagnia dell’ultima monografia sull’antropologia lombrosiana.
Ma era un asso nel suo lavoro, questo era sicuro.
Appena gli presentarono il foglio lo guardò con occhio clinico, lo annusò, passò un dito su una sbavatura di colla per assaggiarlo e iniziò a farfugliare qualche cosa fra se e se.
E’ stata scritta due giorni fa. La colla doveva essere stata comprata per l’occasione. disse sicuro di se.
Carligan non voleva indagare sul come ci fosse riuscito.
Gli ordinò di prenderlo e scoprirci qualcos’altro.
Lo lasciò mentre Foschin parlottava fra se e se dicendo questi bordi e i rientri a sinistra proprio non mi convincono…
Continua….
(Se non vi piace ditelo subito e non rompete anche perchè le prossime puntate me le devo ancora inventare...)

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